martedì 15 dicembre 2009

L'Utopia

Chi ha visitato una sola di quelle città, le conosce tutte, tanto sono simili, per quanto lo consentano la natura e il luogo. Niente di straordinario, in queste città turrite più o meno alla maniera medioevale e assicurate contro ogni invasione nemica. Le case sono comuni, tanto che chi vuole vi può accedere ed è talmente assente il concetto di proprietà privata che ogni 10 anni, gli abitanti cambiano le loro residenze tirando a sorte.

Thomas More “L’Utopia” 1516

domenica 22 novembre 2009

Le meraviglie del 2000

«Harry,» disse Holker «muovi verso Brooklyn.»

Il Condor s'alzò d'un centinaio di metri e si lanciò verso l'est con una velocità di cinquanta chilometri all'ora.

Vie immense apparivano sotto gli aeronauti, se così si potevano chiamare, fiancheggiate da palazzi mostruosi, di venti, venticinque e persino trenta piani, che dovevano contenere migliaia di famiglie ciascuno, la popolazione di un villaggio.
Mille fragori salivano fino agli orecchi dei due resuscitati, prodotti chissà da quali macchine gigantesche: fischi, colpi formidabili, detonazioni, scoppi, e si vedevano, lungo le pareti e sulla cima di colonne di ferro, roteare con velocità straordinaria delle macchine volanti di dimensioni mai viste.

Emilio Salgari, Le Meraviglie del Duemila, 1907

lunedì 5 ottobre 2009

La Spezia

Il volo da Roma a Spezia fu di poche ore e senza accidenti. Vi giunsero verso sera, e dopo una breve sosta in uno dei migliori alberghi della città, cavarono fuori dall'aereotaco una specie di mantello di caucciù, che si chiama idrotaco e che gonfiato da uno stantuffo in pochi momenti si converte in un barchetto comodo e sicuro. Anche qui nessun bisogno di barcaiolo e di servi. Una macchinetta elettrica, non più grande di un orologio da caminetto, muove l'idrotaco sulle onde, colla velocità che si desidera.
Il Golfo di Spezia era in quella sera divino. La luna dall'alto, nella pace serena della sua luce, spargeva su tutte le cose come un fiato soave di malinconia. Monti, monumenti, isole parevano di bronzo; immoti come chi è morto da secoli. La scena sarebbe stata troppo triste, se le onde chiacchierine, che parevano cinguettare e ridere fra la rete infinita d'argento, che le inserrava come migliaia di pesciolini presi nella rete dal pescatore, non avessero dato al golfo un palpito di vita.
I due fidanzati si tenevano per mano e si guardavan negli occhi. Si vedevano anch'essi come velati in quella luce crepuscolare, che toglie la durezza degli oggetti; facendo giganti le anime delle cose.
- Vedi, Maria, disse Paolo a lei, quando potè parlare: qui intorno a noi dormono nel silenzio più di ventimila anni di storia umana. Quanto sangue si è sparso, quante lagrime si son versate prima di giungere alla pace e alla giustizia, che oggi godiamo e che pure sono ancora tanto lontane dai nostri ideali. E sì, che fortunatamente per noi, dei primi secoli dell'infanzia umana, non ci son rimaste che poche armi di pietra e confuse memorie. Dico fortunatamente, perché più andiamo addietro nella storia e più l'uomo era feroce e cattivo.
E mentre egli parlava, si andavano avvicinando alla Palmaria, convertita allora in un grande museo preistorico.
Vedi, Maria, qui vissero in una grotta dieci o venti secoli or sono uomini, che non conoscevano metalli e si vestivano colle pelli delle fiere. Sulla fine del secolo XIX un antropologo di Parma, certo Regalia, illustrò questa grotta, che era detta dei Colombi, descrivendone gli avanzi umani e animali, ch'egli vi aveva trovati. In quel tempo però, cioè sulla fine del secolo XIX, tutta l'isola era coperta di cannoni, ed una batteria grande, un vero miracolo di arte omicida, difendeva il golfo dagli assalti del nemico.
Tutto il golfo del resto era un trabocchetto gigantesco per uccidere gli uomini. Sui monti, cannoni; sulle sponde, cannoni; sulle navi, cannoni e mitragliatrici: tutto un inferno di distruzione e di orrore.
Ma già qualche secolo prima questo golfo portava memorie di sangue. Lì ad oriente sopra Lerici tu vedi un antichissimo castello, dove fu prigioniero un re di Francia, Francesco I, dopochè ebbe perduta la battaglia di Pavia.
Noi non vediamo più l'ecatombe di ossa, che devono trovarsi sul fondo del mare, perché sul principio del secolo XX ebbe luogo una terribile battaglia navale, a cui presero parte tutte le flotte d'Europa; mentre per fatale coincidenza in Francia si combatteva un'altra grande battaglia.
Si battevano per la pace e per la guerra e l'Europa era divisa in due campi. Chi voleva la guerra e chi voleva la pace; ma per volere la pace si battevano, e un gran mare di sangue imporporò le onde del Mediterraneo e allagò la terra. In un solo giorno nella battaglia di Spezia e in quella di Parigi morì un milione di uomini. Qui dove noi siamo ora, godendo le delizie di questa bellissima sera, saltarono in aria in un'ora venti corazzate, uccidendo migliaia di giovani belli e forti; che avevano quasi tutti una madre, che li attendeva; tutti una donna che li adorava.
La strage fu così grande e crudele, che l'Europa finalmente inorridì ed ebbe paura di sé stessa. La guerra aveva uccisa la guerra e da quel giorno si mise la prima pietra degli Stati Uniti d'Europa.
Quei giganti neri, che vedi galleggiare nel Golfo sono le antiche corazzate, che rimasero incolumi in quel giorno terribile.

L'anno 3000, Paolo Mantegazza 1897

martedì 28 luglio 2009

Tlön

Questo calcolo arrischiato ci riporta al problema fondamentale: chi furono gli inventori di Tlön? Il plurale è inevitabile, perché l'ipotesi d'un solo inventore - d'un infinito Leibniz operante nelle tenebre e nella modestia - è stata scartata all'unanimità. Si pensa che questo brave new world sia opera d'una società segreta di astronomi, di biologi, di ingegneri, di metafisici, di poeti, di chimici, di moralisti, di pittori, di geometri... sotto la direzione di un oscuro uomo di genio. Abbondano, infatti, gli individui che dominano queste diverse discipline, ma non quelli capaci di invenzione, e ancor meno quelli capaci di subordinare l'invenzione a un piano rigoroso e sistematico com'è il piano di Tlön. Questo piano è così vasto che il contributo di ciascuno scrittore dev'essere stato infinitesimale. Al principio si credette che Tlön fosse un puro caos, una irresponsabile licenza dell'immaginazione; si sa ora che è un cosmo, e le intime leggi che lo reggono sono state formulate, anche se in modo provvisorio.

J.L. Borges

Don Chisciotte

Mi si presentò frattanto alla vista un regale e splendido palazzo o castello, le mura del quale parevano fatte di trasparente e terso cristallo, da due grandi porte del quale, che vi si aprivano, vidi uscire e venire verso di me un vecchio venerando, (…) “E’ tanto tempo, o valoroso cavaliere don Chisciotte della Mancia, che noi, qui incatenati in questi luoghi solitari, attendevamo di verderti, (…).

Miguel de Cervantes “Don Chisciotte” 1605-1615

Città (26)

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martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero

Il 14 luglio questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.