mercoledì 4 agosto 2010

Città (41)

Mete estive

COORG
FUEGIA
LOLOZIA
CRIMTARTARIA
SOGNO
INDIANIA
GULISTAN
LHASA
CIRCASSIA
PEGU'
CARPAZIA
PAMPA
SUBLIME PORTA
INGERMANLANDIA
ETERIA
SURINAME
WINGANDACOA
NUEVA ESPANA
VULCANIA
MASOVIA
TSU-CHING-CHENG
ZULULAND
BECIUANIA
TUPIA
QUIVERA
LING-NAM
HUASTECA
MANILLA
SCALI DI LEVANTE - EGEO OTTOMANO
YUAN-MIN-YUAN
MAURITIA
OSMANIA
REGNO DI DALMAZIA
MALTA D'ORO
MALWA
MAGIARISTAN

Città (40)

martedì 15 dicembre 2009

L'Utopia

Chi ha visitato una sola di quelle città, le conosce tutte, tanto sono simili, per quanto lo consentano la natura e il luogo. Niente di straordinario, in queste città turrite più o meno alla maniera medioevale e assicurate contro ogni invasione nemica. Le case sono comuni, tanto che chi vuole vi può accedere ed è talmente assente il concetto di proprietà privata che ogni 10 anni, gli abitanti cambiano le loro residenze tirando a sorte.

Thomas More “L’Utopia” 1516

domenica 22 novembre 2009

Le meraviglie del 2000

«Harry,» disse Holker «muovi verso Brooklyn.»

Il Condor s'alzò d'un centinaio di metri e si lanciò verso l'est con una velocità di cinquanta chilometri all'ora.

Vie immense apparivano sotto gli aeronauti, se così si potevano chiamare, fiancheggiate da palazzi mostruosi, di venti, venticinque e persino trenta piani, che dovevano contenere migliaia di famiglie ciascuno, la popolazione di un villaggio.
Mille fragori salivano fino agli orecchi dei due resuscitati, prodotti chissà da quali macchine gigantesche: fischi, colpi formidabili, detonazioni, scoppi, e si vedevano, lungo le pareti e sulla cima di colonne di ferro, roteare con velocità straordinaria delle macchine volanti di dimensioni mai viste.

Emilio Salgari, Le Meraviglie del Duemila, 1907

lunedì 5 ottobre 2009

La Spezia

Il volo da Roma a Spezia fu di poche ore e senza accidenti. Vi giunsero verso sera, e dopo una breve sosta in uno dei migliori alberghi della città, cavarono fuori dall'aereotaco una specie di mantello di caucciù, che si chiama idrotaco e che gonfiato da uno stantuffo in pochi momenti si converte in un barchetto comodo e sicuro. Anche qui nessun bisogno di barcaiolo e di servi. Una macchinetta elettrica, non più grande di un orologio da caminetto, muove l'idrotaco sulle onde, colla velocità che si desidera.
Il Golfo di Spezia era in quella sera divino. La luna dall'alto, nella pace serena della sua luce, spargeva su tutte le cose come un fiato soave di malinconia. Monti, monumenti, isole parevano di bronzo; immoti come chi è morto da secoli. La scena sarebbe stata troppo triste, se le onde chiacchierine, che parevano cinguettare e ridere fra la rete infinita d'argento, che le inserrava come migliaia di pesciolini presi nella rete dal pescatore, non avessero dato al golfo un palpito di vita.
I due fidanzati si tenevano per mano e si guardavan negli occhi. Si vedevano anch'essi come velati in quella luce crepuscolare, che toglie la durezza degli oggetti; facendo giganti le anime delle cose.
- Vedi, Maria, disse Paolo a lei, quando potè parlare: qui intorno a noi dormono nel silenzio più di ventimila anni di storia umana. Quanto sangue si è sparso, quante lagrime si son versate prima di giungere alla pace e alla giustizia, che oggi godiamo e che pure sono ancora tanto lontane dai nostri ideali. E sì, che fortunatamente per noi, dei primi secoli dell'infanzia umana, non ci son rimaste che poche armi di pietra e confuse memorie. Dico fortunatamente, perché più andiamo addietro nella storia e più l'uomo era feroce e cattivo.
E mentre egli parlava, si andavano avvicinando alla Palmaria, convertita allora in un grande museo preistorico.
Vedi, Maria, qui vissero in una grotta dieci o venti secoli or sono uomini, che non conoscevano metalli e si vestivano colle pelli delle fiere. Sulla fine del secolo XIX un antropologo di Parma, certo Regalia, illustrò questa grotta, che era detta dei Colombi, descrivendone gli avanzi umani e animali, ch'egli vi aveva trovati. In quel tempo però, cioè sulla fine del secolo XIX, tutta l'isola era coperta di cannoni, ed una batteria grande, un vero miracolo di arte omicida, difendeva il golfo dagli assalti del nemico.
Tutto il golfo del resto era un trabocchetto gigantesco per uccidere gli uomini. Sui monti, cannoni; sulle sponde, cannoni; sulle navi, cannoni e mitragliatrici: tutto un inferno di distruzione e di orrore.
Ma già qualche secolo prima questo golfo portava memorie di sangue. Lì ad oriente sopra Lerici tu vedi un antichissimo castello, dove fu prigioniero un re di Francia, Francesco I, dopochè ebbe perduta la battaglia di Pavia.
Noi non vediamo più l'ecatombe di ossa, che devono trovarsi sul fondo del mare, perché sul principio del secolo XX ebbe luogo una terribile battaglia navale, a cui presero parte tutte le flotte d'Europa; mentre per fatale coincidenza in Francia si combatteva un'altra grande battaglia.
Si battevano per la pace e per la guerra e l'Europa era divisa in due campi. Chi voleva la guerra e chi voleva la pace; ma per volere la pace si battevano, e un gran mare di sangue imporporò le onde del Mediterraneo e allagò la terra. In un solo giorno nella battaglia di Spezia e in quella di Parigi morì un milione di uomini. Qui dove noi siamo ora, godendo le delizie di questa bellissima sera, saltarono in aria in un'ora venti corazzate, uccidendo migliaia di giovani belli e forti; che avevano quasi tutti una madre, che li attendeva; tutti una donna che li adorava.
La strage fu così grande e crudele, che l'Europa finalmente inorridì ed ebbe paura di sé stessa. La guerra aveva uccisa la guerra e da quel giorno si mise la prima pietra degli Stati Uniti d'Europa.
Quei giganti neri, che vedi galleggiare nel Golfo sono le antiche corazzate, che rimasero incolumi in quel giorno terribile.

L'anno 3000, Paolo Mantegazza 1897

martedì 28 luglio 2009

Tlön

Questo calcolo arrischiato ci riporta al problema fondamentale: chi furono gli inventori di Tlön? Il plurale è inevitabile, perché l'ipotesi d'un solo inventore - d'un infinito Leibniz operante nelle tenebre e nella modestia - è stata scartata all'unanimità. Si pensa che questo brave new world sia opera d'una società segreta di astronomi, di biologi, di ingegneri, di metafisici, di poeti, di chimici, di moralisti, di pittori, di geometri... sotto la direzione di un oscuro uomo di genio. Abbondano, infatti, gli individui che dominano queste diverse discipline, ma non quelli capaci di invenzione, e ancor meno quelli capaci di subordinare l'invenzione a un piano rigoroso e sistematico com'è il piano di Tlön. Questo piano è così vasto che il contributo di ciascuno scrittore dev'essere stato infinitesimale. Al principio si credette che Tlön fosse un puro caos, una irresponsabile licenza dell'immaginazione; si sa ora che è un cosmo, e le intime leggi che lo reggono sono state formulate, anche se in modo provvisorio.

J.L. Borges

Don Chisciotte

Mi si presentò frattanto alla vista un regale e splendido palazzo o castello, le mura del quale parevano fatte di trasparente e terso cristallo, da due grandi porte del quale, che vi si aprivano, vidi uscire e venire verso di me un vecchio venerando, (…) “E’ tanto tempo, o valoroso cavaliere don Chisciotte della Mancia, che noi, qui incatenati in questi luoghi solitari, attendevamo di verderti, (…).

Miguel de Cervantes “Don Chisciotte” 1605-1615

Città (26)

Città (25)

Città (24)

Città (23)

martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero

Il 14 luglio questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.

venerdì 28 novembre 2008

Amauroto

Amauroto dunque è posta sul dolce declivio di un’altura ed è di forma quasi quadrata (…) La città per mezzo di un ponte, non con pilastri di palafitte ma tutto in pietra con splendidi archi, è collegata con la riva opposta (…) Questa piazzaforte è cinta da mura alte e larghe, con numerose torri e rivellini, e le mura sono alla lor volta circondate per tre lati da un fossato asciutto, ma largo e profondo, difeso da siepi spinose (…) Le piazze sono tracciate in modo acconcio sia pei trasporti che contro i venti, le case in nessun modo misere, e se ne vedono per file lunghe, che si stendono per interi quartieri, con le facciate fronte a fronte, separate da vie larghe 20 piedi. Alle spalle di dette case sono attaccati, per tutta la lunghezza dei quartieri, grandi giardini, cui tutto intorno altre case s’addossano, chiudendoli. (…) E’ tradizione infatti che detta città l’abbia disegnata in tutta la sua configurazione Utopo in persona (…) Ora invece ogni palazzo, di forma mirabile, è a tre piani, con le pareti esterne fatte di pietre, di pietra lavorata o mattoni, mentre nell’interno il vuoto è riempito di rottami.

Thomas More "Utopia" 1516

Città (18)

venerdì 21 novembre 2008

3000 Sogno

Era quella l'unica parte di Andropoli costruita con una perfetta simmetria.
Da una gran piazza circolare partivano sette strade a guisa dei raggi di una stella, e nelle piazze si innalzavano superbi il Palazzo del Governo, l'Accademia delle scienze e delle lettere, l'Accademia delle arti belle e il Tempio della speranza. Nelle vie, che sboccavano nella piazza, eran posti gli alberghi, i grandi magazzini, gli Archivii, le Biblioteche; tutti gli edifizii pubblici necessarii alla vita di un gran popolo.
Si potrebbe dire che questa parte di Andropoli era la Città del pubblico; mentre tutta l'altra immensa distesa di case accoglieva gli abitanti, che venuti da tutti i paesi del mondo vi si erano agglomerati, per quell'istinto irresistibile che l'uomo ha comune colle formiche, colle api e con tutti gli animali socievoli.
La Città del pubblico non aveva alcuna simmetria, ma seguiva gli accidenti del suolo, ora arrampicandosi sulle colline, ora scendendo nelle valli e distendendosi sugli altipiani.
La legge degli Edili non imponeva altri vincoli, che quello di lasciare aperta la via fra la schiera delle case, in modo che vi potessero muoversi liberamente pedoni, velocipedi, carrozze e tutti quanti gli svariati mezzi di trasporto, che secondo il gusto e la ricchezza di ciascheduno erano usati nell'anno 3000.
Le vie non erano tutte diritte, né si tagliavano ad angolo retto, come nelle monotone scacchiere dell'America; ma ora eran serpentine, ora oblique ed ora diritte, secondo gli accidenti del suolo e il capriccio dei costruttori. Di obbligatorio non c'era che la larghezza, che era per tutte le vie di almeno venti metri.
Le case eran tutte di un sol piano, più spesso di due, comprendendo, ben inteso fra quei due anche il pian terreno. Quelle di un sol piano (il terreno) erano dei poveri o dei celibi; le più alte dei ricchi e degli ammogliati; perché ogni celibe e ogni famiglia avevano una casa per sé soli e ogni casa aveva il proprio giardinetto. Luce, calore, forza motrice ed acqua eran distribuiti in ogni casa dal gran centro dinamico della città.
Quanto all'architettura, che aveva guidato la costruzione delle case, essa era bizzarra e svariatissima. Tutti gli antichi stili vi erano rappresentati insieme ai nuovi e ai nuovissimi; che ogni giorno immaginava la fantasia dei proprietarii e degli architetti. Ognuno poteva farsi a suo talento la propria casa, per cui vedevate accanto ad un edifizio gotico una casa Pompeiana, un chalet vicino ad una palazzina greca, e i minareti vicini a case barocche, a case di stile lombardo o del rinascimento.
Per un uomo del nostro tempo, che avesse visitato quella città, la cosa più originale però non era la straordinaria varietà degli stili architettonici; ma bensì la novità e la diversità del materiale, con cui erano costruite le case.

Paolo Mantegazza "3000" 1897

lunedì 6 ottobre 2008

Candido

Aspettando, furono condotti a vedere la città, gli edifici pubblici alti fino alle nuvole, i mercati adorni di mille colonne, le fontane d’acqua pura, le fontane d’acqua di rose, di liquor di canna da zucchero, che tutte sgorgavano su grandi piazze pavimentate con una specie di gemma, la quale spandeva un odore simile a quello del garofano e della cannella. Candido chiese di vedere la corte di giustizia, il parlamento: gli fu detto di non essercene, e che non si leticava mai. S’informò se vi fossero delle prigioni, e gli fu detto di no. Soprattutto lo sorprese e gli fece piacere il palazzo delle scienze, dove vide una galleria di duemila passi tutta piena d’istrumenti fisici e matematici.

Voltaire, Francois Marie Arouet “Candido ovvero l’ottimismo” 1759

domenica 5 ottobre 2008

1984

C’erano sempre stati quei panorami di case novecento in rovina, coi fianchi tenuti su a mala pena da travi in legno, con le finestre turate da carta incatramata e con i tetti di ferro ondulato, e quelle staccionate intorno ai giardini che pendevano sghembe da tutte le parti? E i luoghi bombardati dove la polvere di calcestruzzo mulinava nell’aria, e le erbacce crescevano sparse sui mucchi di sassi? E quegli altri luoghi in cui le bombe avevano aperto dei buchi più larghi e dove erano germogliate miserabili colonie di capanne di legno simili a pollai? Ma era inutile, non riusciva a ricordare: non restava nulla della sua infanzia, se non una serie di quadri senza sfondo e per la maggior parte incomprensibili.


Si diceva che il Ministero della Verità contasse tremila locali sul livello del terreno e altrettanti in ramificazioni sotterranee. Sparsi nel centro di Londra, c’erano altri tre edifici d’aspetto e di mole simili. Il Ministero della Verità che si occupava della stampa, dei divertimenti, delle scuole e delle arti. Il Ministero della Pace, che si occupava della guerra. Il Ministero dell’Amore, che manteneva l’ordine e faceva rispettare la legge. E il Ministero dell’Abbondanza che era responsabile dei problemi economici.

1984. George Orwell

mercoledì 1 ottobre 2008

Città (15)

Il paese dei balocchi

Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: Viva i balocci (invece di balocchi): non vogliamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (invece di l’aritmetica) e altri fiori consimili.

Collodi, Le avventure di Pinocchio

venerdì 26 settembre 2008

Oscar

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non e' degna nemmeno di uno sguardo, perche' non contempla il solo Paese al quale l'Umanita' approda di continuo. E quando vi getta l'ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l'Umanita' di nuovo fa vela. Il progresso altro non e' che il farsi storia delle utopie. L'Inghilterra non sara' mai civilizzata fino a quando non annettera' l'Utopia ai suoi domini.

Oscar Wilde

Città (14)

Città (13)

venerdì 18 gennaio 2008

Città (12)

Città (11)

Bauci

Dopo aver marciato sette giorni attraverso le boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. (…) Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata ed angolosa che si disegna sul fogliame.
Italo Calvino, Le Città Invisibili